Le fiabe di maria antonietta per conoscere la città ... divertendosi

Si tratta di storie ambientate a Palermo in luoghi reali. Le vicende fiabesche si svolgono in vari periodi storici pertanto esiste un obiettivo didattico preciso.

A differenza delle fiabe tradizionali i bambini possono recarsi nei luoghi dove sono ambientate le vicende. Chi legge la notissima fiaba di Cenerentola non potrà recarsi a conoscere il castello del principe ...mentre le storie fantastiche di Maria Antonietta Spadaro, oltre al valore educativo, offrono la possibilità di far conoscere la storia e l'arte di una città meravigliosa come Palermo facendo scoprire i suoi inestimabili tesori...

 

i tre volumi i tre volumi

I tre volumi di Maria Antonietta Spadaro, pubblicati dalla casa editrice Pietro Vittorietti di Palermo, raccolgono ognuno 7 fiabe:

 

- nel primo le storie sono ambientate nella Palermo araba e normanna

- nel secondo da Federico II a Serpotta

- nel terzo dal Settecento all'Ottocento

 

 

 

 

 1° volume - Il tappeto volante e altri racconti

Il tappeto volante

Il tappeto e le sorgenti avvelenate

Il tappeto e l’ira degli dei

Il tappeto vola sull’Olimpo

Alì e l’assalto al castello della Fawara

Il mantello di Ruggero

Due cattedrali, due tesori e un anello

 

2° volume - Palermo ... ogni favola è un gioco

Federico II e i segreti di Palermo

Il castello stregato

10 Il dipinto animato

11 Neve d’agosto

12 La grotta dei pirati

13 La carrozza del Senato

14 ...e tutti rimasero di stucco ...

 

3° volume - Palermo favolosa

15 Il tesoro dell’isola

16 Le parrucche colorate

17 La pozione magica

18 Natale all’Albergo dei poveri

19 Il cielo sopra Palermo

20 La tavola matematica del re

21 La mongolfiera dell’Esposizione Nazionale 

 

 

Sotto alcune illustrazioni dei volumi

 

 

 

 

La fiaba "il mago del tempo a Palazzo Mirto" di Maria Antonietta Spadaro, Ed. Pietro Vittorietti Palermo, è ambientata in uno dei palazzi nobiliari di Palermo, ora di proprietà della Regione Siciliana.

Gli spettacolari ambienti della dimora settecentesca fanno da scenario alla vicenda narrata, che si svolge in due diversi momenti della storia del palazzo ... un sorprendente viaggio nel tempo ...

Le illustrazioni sono solo disegnate ... attendono di essere colorate dai lettori secondo la loro fantasia ...

"Una notte al museo ... delle marionette" scritta da Maria Antonietta Spadaro, Ed. Museo Pasqualino,

è una fiaba ambientata nel bellissimo Museo internazionale delle marionette "Antonio Pasqualino" di Palermo con migliaia di marionette, burattini e tanto altro provenienti da ogni angolo del mondo.

 

Una storia avvincente che si svolge in una notte di luna in cui per magia i personaggi, le marionette del museo, prendono vita e avvengono stane cose ... una sorta di triller che metterà a rischio un personaggio.

Ma come in ogni fiaba che si rispetti il male sarà sconfitto da valori quali l'amicizia, la bontà e la collaborazione di tutti ...

La fiaba è stata raccontata dall'autrice nell'incontro "Parole in festa" (Natale 2020), registrato e visibile nella barra laterale di questo sito.

 

 

 

Dal 2009 a oggi intorno alle mie fiabe sono stati organizzati vari incontri, presentazioni, corsi con docenti e ragazzi in luoghi diversi.

Incontri e corsi nelle scuole; presentazioni in librerie, musei, biblioteche, circoli e altro e sempre con grande successo.

 

Presentazione del libro "Palermo ... ogni favola è un gioco" alla Feltrinelli di Palermo

G. Serpotta, particolare dei suoi stucchi a S. Cita G. Serpotta, particolare dei suoi stucchi a S. Cita

Siete curiosi di leggere una mia fiaba? Ho deciso quindi di regalarvene una ... perché Palermo è tutta una fiaba!!!

Se vi è piaciuta fatemelo sapere contattandomi da questo sito. Buona lettura!

 

Dal libro di M. A. Spadaro, Palermo … ogni favola è un gioco, Pietro Vittorietti Edizioni, Palermo 2008

 

 

... e tutti rimasero di stucco ...

 

   Il secolo XVII si avviava al tramonto e i palermitani, soprattutto i più poveri, speravano sempre in qualcosa che avrebbe portato più prosperità e la possibilità di sfamare la famiglia senza ricorrere all’elemosina o peggio a mezzi illeciti. Un fabbricante di chiavi, Bernardo, aveva una numerosissima famiglia formata dagli anziani genitori, la moglie e sette figli. Egli andava orgoglioso di tale tribù perché erano tutti, moglie, figlie e figli molto belli. Il più piccolo di solo pochi mesi era un così bel bambino, che la gente bussava alla porta della sua casa solo per vederlo.

L’unico problema era riuscire a sbarcare il lunario, non facendo mancare il necessario ai ragazzi. Bernardo lavorava senza sosta, ma i soldi non bastavano mai in quella casa. Un giorno bussò alla porta un giovane uomo, che spaventò i bambini più piccoli perché era tutto bianco dalla testa ai piedi. I suoi occhi scuri e vivissimi brillavano in quella maschera bianca, che così parlò: – Scusate, signora, mi hanno parlato del vostro ultimo nato, dicono che sia un bellissimo bambino, potrei vederlo? – 

Anche se abituata a tali richieste, Maria ebbe qualche perplessità, ma alla fine l’orgoglio di madre prevalse e mostrò con grande soddisfazione il suo rubicondo capolavoro. Intanto altri ragazzi giravano per la povera dimora e lo sconosciuto guardava tutti con grande interesse e, prima di andarsene, chiese di poter parlare con il capo famiglia quando sarebbe tornato dal lavoro.

Così dopo il tramonto di quella bella giornata di primavera, Giacomo, questo era il nome del giovane, tornò in quella povera casa per incontrare Bernardo, il chiavettiere.

Quando uno dei figli andò ad aprire l’uscio per far entrare chi aveva bussato, non riconobbe affatto il giovane della mattina: infatti questi non era più bianco ma vestito normalmente e con il volto pulito.

Fattosi riconoscere, Giacomo entrò e volle parlare a quattrocchi con Bernardo: – Signore, sono venuto a farvi una proposta che potrebbe sembrarvi bizzarra, ma abbiate la bontà di ascoltarmi e dopo deciderete se accettarla o meno – e sedutosi al tavolo davanti a un buon bicchiere di vino, disse: – Il mio nome è Giacomo e lavoro nella bottega di lavori in stucco di mio padre. Io sono molto bravo nel realizzare figure: uomini, donne, ragazzi, bambini, rappresentati nelle pose più varie e naturali. Ho tanto bisogno di modelli per creare quelle sculture che andranno a decorare chiese e oratori, per abbellire quei sacri spazi, secondo il volere di alcuni ordini religiosi. Ho visto la vostra magnifica famiglia e vorrei chiedervi di far posare i vostri figli, perché io possa realizzare statue sempre più belle e naturali – 

Bernardo, che aveva visto in qualche chiesa alcune statue di santi e madonne, fu molto colpito da quella strana proposta. Tuttavia il giovane aveva un aspetto dignitoso e uno sguardo che sprizzava intelligenza e bontà.

Vedendo che Bernardo non riusciva ad aprire bocca, il giovane aggiunse: – Si capisce che verrete ricompensato adeguatamente per il tempo che ruberò ai vostri familiari – 

– Mi sembra una proposta ben strana – disse Bernardo – tuttavia mi sembrate un lavoratore onesto, quindi prenderò in considerazione l’idea, ma prima permettetemi di visitare la vostra bottega e dopo ne parlerò con mia moglie – 

Presero così gli accordi per incontrarsi in bottega l’indomani. Giacomo, che con un solo colpo d’occhio aveva inquadrato l’intera famiglia, quella notte sognò statue bianche che si muovevano libere nello spazio. Aveva visto la bella moglie di Bernardo che allattava il neonato, mentre un altro piccolo le stava attaccato alla veste, pensò ad una scultura identica a questa scena: avrebbe rappresentato la Carità. E ancora i giovanetti con le loro mosse spigliate; e poi lo stesso nonno, bellissima figura barbuta, avrebbe potuto impersonare il padreterno; e le giovinette, dai corpi agili e morbidi, sarebbero diventate nelle sue mani damine perfette. 

Aspettò con impazienza la visita di Bernardo, il quale aveva in mente il bene economico della famiglia, ma non voleva in alcun modo rovinare la reputazione dei suoi cari.

Varcata la soglia della bottega, Bernardo rimase ancora una volta senza parole: lo abbagliò il bianco delle tante figure che popolavano l’ambiente. Gaspare, il padre di Giacomo, completamente bianco tanto da sembrare un fantasma, gli andò incontro e gli mostrò i lavori che essi stavano completando. Giacomo era intento a fare degli schizzi su grandi fogli di carta e quindi non era imbiancato dal gesso.

– Vedete, signor Bernardo – disse egli all’ospite – prima di creare le sculture, io elaboro le idee, e queste nascono dallo studio degli esseri umani in carne ed ossa. Per questo ho bisogno di studiare i modelli e questi per ispirarmi, devono coincidere con l’idea delle forme che penso di realizzare. Forse non riesco a spiegarmi, ma nei componenti della vostra famiglia, vi assicuro, ho trovato quello che da tempo andavo cercando – 

– Volete dire che i miei figli v’ispireranno per realizzare le vostre sculture? – disse incredulo Bernardo.

– Non solo i vostri figli, ma anche vostra moglie e vostro padre, e forse anche voi stesso – aggiunse Giacomo – Vi chiedo di posare per degli schizzi e poi, se occorre, anche nel momento della realizzazione dei bozzetti di gesso. Sapete ho avuto l’incarico di decorare con figure a stucco un intero oratorio. Ho diverse idee, ma mi occorrono dei modelli: ho bisogno di osservarli a lungo per catturare dei gesti, delle espressioni che rendano vive quelle forme – 

Bernardo era affascinato dalle parole di Giacomo e disse: – Ma poi la gente riconoscerà i miei figli e mia moglie nelle statue dell’oratorio. Le sembra giusto? Cosa potrebbe pensare? – 

– Non si preoccupi di questo, riuscirò a non far trasparire le fisionomie. Del resto vedrete le opere, prima che vengano montate! – rispose Giacomo sicuro di sé. 

Quella stessa sera Bernardo convocò dopo cena l’intera famiglia per discutere dell’offerta. Dopo un primo momento di rifiuto assoluto da parte della moglie e dei figli maggiori, a poco a poco riuscì a convincerli, anche in considerazione del guadagno che ne avrebbero ricavato, a fronte di un lavoro per nulla gravoso. Maria disse che non poteva tralasciare nemmeno per un momento i lavori domestici. 

– Non devi tralasciare nulla – le rispose il marito, che aveva compreso perfettamente la richiesta dello scultore – Giacomo verrà spesso da noi con i suoi fogli e gli attrezzi per disegnare e, mentre voi farete le vostre cose, egli fisserà alcuni gesti con il disegno. Se dovesse pregarvi di fermarvi un momento, gli farete questa cortesia. Mi sono spiegato? – 

– Ma papà non sarà piacevole avere tra i piedi tutto il giorno questo scultore! – protestò la figlia maggiore.

– Chi ti ha detto che starà qui tutto il giorno? – rispose Bernardo – egli concorderà con tutti voi i momenti della giornata che preferite, oppure andrete nella sua bottega a gruppi. Mi sembra molto ragionevole. E poi quanti erano i desideri che ognuno di voi aveva espresso a Natale e che non ho potuto soddisfare per mancanza di denaro? – 

A queste parole tutti ritrovarono il sorriso e chiesero quando avrebbero dovuto cominciare questo strano, quasi incredibile, lavoro.

Giacomo conquistò tutti con la sua vivacità e soprattutto per la sua straordinaria bravura: era un autentico mago nel modellare lo stucco. In casa, oltre a disegnare, riusciva persino a rendersi utile e a far giocare i più piccoli. Erano questi infatti che attiravano maggiormente la sua attenzione: quei paffuti bambini capaci di mille atteggiamenti, dalle espressioni dolci, ingenue o sbarazzine, sempre pronti al sorriso.

Divenne amico sincero dei più grandicelli, che gli ispirarono figure di straordinaria vivacità. 

Un giorno uno dei fratelli, Giuseppe di cinque anni, portò in bottega una lucertolina che aveva catturato per strada. Mentre la mostrava, tenendola per la coda, questa scappò finendo impaurita sulla base di una scultura. Giacomo allora fu come colpito da un fulmine, prese un carboncino e disegnò velocemente la lucertola esclamando: – Ragazzi, da ora in poi quando vedrete una lucertola su di una scultura, saprete che io ne sono l’autore. Sarà la mia firma – 

Nessuno di loro, la mamma, i nonni, i ragazzi, alla fine si preoccupò di essere o meno riconoscibile tra le figure all’interno di quel magico apparato decorativo dell’Oratorio di S. Cita, dove Giacomo Serpotta aveva creato uno dei massimi capolavori della scultura barocca.

 

Tante chiese e oratori a Palermo furono decorati con straordinaria abilità da Giacomo Serpotta. Le sue figure realizzate in un materiale abbastanza povero come lo stucco, creato da un impasto di gesso e polvere di marmo, sono considerate veri capolavori della scultura barocca europea.

IX Convegno "I sentieri della fiaba" IX Convegno "I sentieri della fiaba"

I Sentieri della fiaba. Ascoltare voci, leggere storie

 

Convegno organizzato da Illustramente 

18-21 novembre 2021 - Museo Pitre' Palermo

 

Tra i vari interventi anche il mio

M. A, Spadaro, "Fiabe e patrimonio materiale" da ascoltare su:

https://www.facebook.com/Illustramente/videos/301764398616613